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Il Locale

Lo stabile ubicato a Brindisi alla Via Carmine, fu convento degli Agostiniani, il plesso monastico fu annesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Detti monaci a Brindisi, chiamati Mendicanti, organizzarono la loro vita in austerità moderata, conciliando il cenobitismo con gli studi d'ogni genere e cercando di tenere la spiritualità di S. Agostino nella Chiesa.

Collaborarono efficacemente con gli altri Ordini religiosi e forse non era un caso che nel 1700 si trovassero a poche decine di metri dai Minori del convento detto San Benedetto, poiché annesso all'omonima chiesa, e proprio di fronte al convento del Carmine, da cui la strada prese il nome, oggi proprietà della famiglia Mele.

Alla metà del 1700 gli agostiniani abbandonarono Brindisi dedicandosi all'apostolatomissionario.

In quel medesimo sito, nel 1707 era morto Barnaba De Castro, Arcivescovo di Brindisi, che aveva fatto edificare una cappella dedicata a San Tommaso de' Villanova, lo stesso sepolto in quella cappella, cosa che avvenne.

La lotta tra potere secolare e temporale investì anche Brindisi, sicchè quel palazzo, dopo la soppressione dei vari Ordini religiosi, suggerì all'Arcivescovo, Mons. Pietro Consiglio, intorno al 1830, di costruire il Calvario, ivi ancora esistente e di pertinenza comunale.

Successivamente il palazzo passò alla famiglia Gioia, ma per certo periodo vi abitò la famiglia Bassotti il cui capofamiglia era operatore alla macchina cinematografica presso il cinema-teatro "Verdi".

I locali sottostanti (in Archivio, non si ha notizia di quelli del primo piano, probabilmente rilevabili all'Ufficio UTE) furono acquistati dalla famiglia Todisco che, per quanto riguarda il piano terra, ne fece negozio di generi elettrici.

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